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Sentiero della Bonifica della Val di Chiana

Camminare o fare Jogging lungo il Canale della Chiana per vivere in sintonia con l'anima autentica di una valle che l'uomo ha radicalmente trasformato strappandola al dominio delle acque. Un esperienza unica e suggestiva dove le sfumature dei colori, dei suoni, dei profumi della natura e i paesaggi di questo angolo di Toscana si intrecciano con la sua lunga storia spingendoci a riscoprirne le preziose testimonianze.

Cenni Storici

La Val di Chiana è un ampio territorio fertile, compreso tra le province di Arezzo, Siena e Perugia, che ha visto susseguirsi nel tempo radicali trasformazioni, determinate dalla natura e dall'uomo, che ne hanno stravolto l'originaria fisionomia. In epoca etrusco-romana questa vallata era attraversato da nord a sud dal fiume Clanis, un emissario dell'Arno che sfociava nel Tevere, senza tuttavia determinare quelle condizioni di impaludamento che si renderanno evidenti in epoca medievale a causa del progressivo insabbiamento dell'alveo fluviale e conseguente ostacolo al deflusso delle acque verso valle.  Se da un lato, per diversi secoli, i terreni paludosi e alluvionali occuperanno una superficie sempre più vasta, sostituendosi ai terreni fertili, dall'altro i primi studi e interventi che possano dirsi di bonifica iniziano nella prima metà del Trecento anche se solamente nel XV e XVI sec. si affineranno quelle basi tecnico-scientifiche (ricordiamo i celebri studi cartografici di Leonardo da Vinci) che portarono, nel secolo successivo, ai primi lavori (1645) caratterizzati da una visione organica del progetto di bonifica, fondata sul modello delle "Colmate" di Evangelista Torricelli. Tale metodo prevedeva di dare parallelamente una adeguata inclinazione al "Clanis", attraverso l'escavazione di un canale, e al terreno circostante, in direzione sud-nord contraria a quella naturale del "Clanis" e in grado di far defluire le acque verso l'Arno. I Medici di Firenze accordarono maggior credito al progetto del Torricelli rispetto ad altri, altrettanto autorevoli, come quello di Enea Gaci, sostenuto da Galileo Galilei, ma ritenuto economicamente più oneroso e rischioso per Firenze in considerazione delle possibili alluvioni dovute alla maggiore inclinazione del Canale. Le scelte tecnico-finanziarie dei Medici furono confermate nel secolo successivo da Pietro Leopoldo di Lorena con l'attribuzione della direzione operativa e progettuale della bonifica all'ingegnere aretino Vittorio Fossombroni che continuo l'opera iniziata, basata sulle colmate, con un impostazione più sistematica che ne ipotizzava la realizzazione omogenea lungo tutto il corso del Canale della Chiana. Nel 1838 la direzione della bonifica venne affidata ad un altro ingegnere, Alessandro Manetti, che riprese in parte il metodo ideato da Enea Gaci abbassando sensibilmente il livello del canale cosicché la Chiusa dei Monaci, ulteriormente sbassata dopo l'Unità d'Italia, raggiunse una quota di 10 mt. inferiore rispetto alla originaria posizione. La bonifica è da considerarsi definitivamente conclusa nel XX sec. quando ha inizio la manutenzione ordinaria del Canale Maestro della Chiana, dei numerosi affluenti e delle opere idrauliche connesse. Il Canale collega oggi il Lago di Chiusi al fiume Arno, nel quale defluisce, dopo un percorso di circa 70 Km, nell'ambito della Riserva Naturale di Ponte Buriano, nei pressi di Arezzo.

Il Sentiero della Bonifica e la Val di Chiana Oggi

Il Sentiero della Bonifica della Val di Chiana deriva da un progetto della Provincia di Arezzo finalizzato al consolidamento ed ampliamento delle antiche mulattiere, presenti negli argini del Canale, e utilizzate per la manutenzione delle Chiuse e dell'assetto idro-geologico. Oltre a questa destinazione gli abitanti del territorio circostante hanno utilizzato queste vie di campagna per le ragioni più diverse come le pratiche agricole, le attività venatorie, quelle della pesca e non ultime quelle di svago. Dalle testimonianze di alcuni anziani di Alberoro si apprende che i sentieri che costeggiano la Chiana nei pressi del Ponte di Frassineto rappresentavano, non solo per le persone che vivevano nelle vicinanze, una meta gradita, in particolare la domenica, per fare passeggiate, socializzare e fare pic-nic all'aria aperta. Il progetto del Sentiero della Bonifica, in un certo senso, rilancia questa tradizionale vocazione socio-rurale ampliandola ad altri usi più attuali come quello sportivo e turistico culturale. Rispetto agli anni passati i sentieri che fanno parte del percorso della "Bonifica" sono certamente più fruibili; precedentemente l'erba, nel periodo primaverile, invadeva i sentieri rendendo problematico il transito a piedi o in bicicletta mentre adesso sono percorribili tutto l'anno, anche in periodi piovosi, grazie ad un fondo stradale compattato con brecciolino. Lungo tutto il suo percorso, che va dal Lago di Chiusi (Siena) alla Chiusa dei Monaci (Arezzo) il Sentiero della Bonifica incrocia numerosi altri sentieri che si diramano nella campagna circostante offrendo un ampia possibilità di esplorazione della valle e dei molteplici elementi di interesse presenti: dalle settecentesche fattorie Leopoldine, alle opere di ingegneria idraulica, alle vestigia etrusche, ai vecchi mulini, alle coltivazioni tradizionali, solo per citarne alcuni. Percorrere il Sentiero rappresenta dunque il modo ideale non solo per conoscere la valle, la sua storia, la sua cultura ma al tempo stesso per il piacere di muoversi praticando podismo o andando in bicicletta, lontano dai ritmi convulsi della città, in uno scenario ambientale decisamente bello e tranquillo, avvolti dalle mille sfumature dei colori, dei suoni e dei profumi che questo angolo di Toscana è in grado di regalarci.

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