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Città etrusco-romana

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Sorta in una zona abitata fin dalla preistoria, come dimostra il ritrovamento di alcuni strumenti in pietra, la città si sviluppò in epoca etrusca fino a diventare sede di una delle 12 lucumonie. A questo periodo risalgono opere d'arte di eccezionale valore, come la Minerva e la Chimera, oggi conservata a Firenze, la cui immagine caratterizza talmente tanto la città da diventarne quasi un secondo simbolo. Da segnalare anche l'ampia necropoli di Poggio del Sole, oggi scomparsa, formatasi nel VI secolo a.C. e utilizzata fino all'età romana. Al sorgere della potenza di Roma, la città, insieme alle consorelle etrusche, tentò di arginarne le tendenze espansionistiche, ma l'esercito messo insieme da Arezzo, Volterra e Perugia fu sconfitto e così nel III secolo a.C. Arezzo fu conquistata dai romani che latinizzarono il suo nome etrusco in Arretium.

Durante l'epoca romana, specialmente nel periodo repubblicano, Arezzo divenne un simbolo importantissimo dell'espansione romana a nord e un bastione difensivo del nascituro impero, grazie alla sua posizione strategica che ne faceva tappa obbligata per chiunque volesse raggiungere la sempre più potente città sul Tevere. Rimase però sempre gelosa della sua autonomia, tanto che cercò più volte di riconquistare l'indipendenza nel corso delle guerre civili della Roma repubblicana. All'inizio dell'età imperiale la città, operosa e ricca di inventiva, divenne molto prospera. Sorsero stabilimenti pubblici, come il teatro, le terme e un anfiteatro di notevoli dimensioni che è giunto fino ai nostri giorni. La vita culturale ebbe un grande impulso grazie alla feconda attività del primo degli aretini illustri nel mondo delle arti e delle lettere, Gaio Cilnio Mecenate, il cui nome rimarrà per sempre legato alla promozione della cultura. Arezzo fu anche un centro di lavorazione dei metalli e, soprattutto, di vasi di ceramica: i vasi prodotti ad Arezzo erano detti "corallini" per il loro colore.

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